
In attesa di vedere cosa uscirà fuori, sono lieto di annunciare la nascita di quella che dovrebbe chiamarsi:
Sinistra e Libertà
raggruppamento elettorale per le elezioni europee di: Vendoliani (fuoriusciti da rifondazione comunista), Sinistra Democratica, Partito Socialista, Verdi e forse Radicali.
Non so se la lista avrà il successo sperato, ma mi auguro che in ogni caso diventi quello che la SA non poteva diventare: un nuovo, credibile, serio e moderno (e il più possibile AMPIO) partito di sinistra italiano, che rappresenti il Socialismo Europeo in Italia.
Una speranza.
Ora lavoriamoci.
Parliamoci chiaro: io sono pragmatico.
Lo sono per formazione e per inclinazione, tanti bizantinismi se non necessari alla realizzazione di un obiettivo quello che sia, li ritengo se non altro poco interessanti e talvolta ammorbanti: questo non significa che non dia importanza ai mezzi e all'etica dei mezzi per arrivare ad un obiettivo.
E' chiaro, sono solo un ingegnere, quindi non sono all'altezza per poter parlare di cultura, specie in un paese come il nostro dove il termine cultura è inteso solo come cultura umanista.
C'è da chiedersi come mai nonostante questo abbiamo tutto fuorchè lo sviluppo di un nuovo umanesimo in questo paese del cazzo... vabè , tralasciamo i dettagli..
Quello che mi domando in questo momento è che cosa dovrebbe essere la cultura e quale scopo (l'ho detto che sono pragmatico, ma in questo caso lo intendo in senso lato) o meglio quale ruolo possa avere la cultura, intesa in qualsiasi senso, nel modo più ampio possibile.
Come minimo secondo me la cultura dovrebbe essere vitale, viva, con radici nel contesto in cui nasce, e non fine a se stessa e astrattamente elitaria.
Ricordo che l'elitismo, la teoria delle elite, è uno dei fondamenti teorici del fascismo storico: l'elitismo non fa decisamente parte della MIA cultura.
E mi ritrovo la cultura del "compagno" Fuksas, che per l'amor di Dio, nessuno contesta, e con le cui posizioni talvolta concordo (non sempre, fortunatamente), ma è estremamente elitaria sia per contenuti che per forma di comunicazione.
Tra l'altro è quasi ridicolo: questo tizio si lamenta che non riesce a portare l'eccellenza straniera in Italia, proprio quando l'eccellenza dall'Italia se ne deve andare!
E poi chi non è eccellente, magari solo bravo o che si fa il culo, che deve fare? è fottuto?
Lo spettacolo Barbareschi vs. Fuksas di circa una settimana fa ad Annozero era quasi comico.
Detto questo c'è poi la cultura fine a se stessa, perchè si sa, la cultura in questo Paese non da da mangiare, e di questo spesso ci si lamenta.
Accettiamo questo come dato di fatto, è senza dubbio vero che questo Paese non è generoso con gli intellettuali, ma gli intellettuali, se ci sono, cosa fanno per questo Paese?
Se il meglio che si possa fare è pensare che sproloquiando parole inusuali e mettendole in fila in ordine più o meno casuale, o finanziando con i soldi di famiglia gallerie d'arte di opere insulse si stia componendo/creando/mostrando un'opera culturale, allora consiglierei di rivedere il termine cultura, chiamiamolo hobby o catarsi personale, toh, suona meglio.
Se non altro perchè non si capisce con certe opere in che cosa si stia incidendo sul pensiero collettivo e sulla percezione che la collettività ha della realtà, che cosa si apporti di realmente nuovo ed interessante.
Vabè, anche io a volte provo a scrivere qualcosa, quello che si può assimilare a poesie, che però senza rime, senza metrica senza niente, sono solo uno sfogo personale, e tra l'altro molto banale stilisticamente, che non vale niente e che non ha alcuna valenza se non per me, quindi le scrivo, anche se fanno schifo..ma sono per me e senza pretese.
E allora tutto è cultura (tranne quella tecnico-scientifica chiaramente, perchè li nessuno ne sa un cazzo, salvo parlarne a sproposito!) quindi al via con associazioni culturali le più disparate "associazione culturale: belin, il fungo porcino!", che potrebbe avere come obiettivo quello di diffondere la cultura culinaria del suddetto fungo nella cucina ligure...e altre amenità varie.
Poi ci sarebbe la cultura incazzata, quella teoricamente più viva, ma anche quella è spesso inglobata e normalizzata a semplice moda, diversi giusto per esserlo e basta.
Benissimo, ma questa, in varie forme, alla fine è cultura morta, in qualche caso conservazione di tradizioni culturali, in altri alternativamente un modo per trovare qualcosa da fare, oppure un modo per discutere astrattamente e senza conclusione del niente o di qualcosa, eventualmente in qualche caso anche con l'intenzione di creare un proprio stato di differenziazione, un'emersione dalla massa, la voglia di far parte di un' elite, qualche volta reale e molte volte fittizia.
Vedendo questa desolazione, mi ritengo fortunato: sono solo un povero tecnico, non un intellettuale umanista.
Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, ma la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori – si dice – di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Piero Calamandrei 20 marzo 1950